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STORIA DELL’IMPIANTO DI RISCALDAMENTO A PAVIMENTO

Un impianto di riscaldamento radiante a pavimento risulta il sistema ideale per il riscaldamento della prorpia abitazione, sia dal punto di vista del benessere e del comfort, sia per l’attenzione che ognuno dovrebbe avere per il risparmio energetico!

http://www.merzmauro.it/images2/riscaldamento/nocche-pic.jpg I PRIMI IMPIANTI:

Già molti anni prima della nascita di Cristo, Cinesi, Egiziani e Romani utilizzarono il riscaldamento a pavimento nelle loro abitazioni e nei locali pubblici.
La tecnica di base era molto semplice: si costruivano focolari interrati e si facevano passare i fumi in condotti ricavati sotto i pavimenti del locale da riscaldare. In pratica era un tipo di riscaldamento monolocale.

Il sistema adottato dai Romani era invece molto più complesso e introduceva il concetto di impianto centralizzato. Con i fumi di un solo grande focolare, essi riuscivano a riscaldare più locali e anche più edifici.Per favorire il tiraggio, i pavimenti poggiavano su pilastrini in mattoni con spigoli arrotondati. Le reti di distribuzione dei gas caldi erano molto ben progettate e realizzate.

In epoca a noi più vicina solo agli inizi del Novecento il riscaldamento a pavimento appare nella sua configurazione attuale. È questo il periodo in cui furono realizzati i primi impianti di riscaldamento con tubi annegati sotto il pavimento: vale a dire con una tecnica sostanzialmente analoga a quella attuale.

Tuttavia, fino alla fine della seconda guerra mondiale furono pochi gli interventi così realizzati: qualche grande salone e alcune chiese; decisamente troppo poco per stabilire la validità o meno di questi nuovi impianti.

Nei primi anni del secondo dopoguerra, nei paesi europei furono realizzati più di 100.000 alloggi con impianti a pannelli.

I tubi erano in acciaio e venivano annegati direttamente nelle solette senza alcuna interposizione di materiale isolante. Erano impianti che costavano decisamente meno di quelli a radiatori, inoltre richiedevano minore assistenza muraria, non intralciavano le opere di finitura ed evitavano qualsiasi operazione di verniciatura.

Diversi furono però i casi di malessere segnalati, da addebitarsi a tre cause principali:

1. temperature troppo alte a pavimento, dovute allo scarso isolamento degli alloggi;
2. inerzia termica dei pavimenti troppo elevata, dovuta al fatto che i pannelli (senza isolamento sotto) scaldavano l’intera soletta;
3. inadeguatezza della regolazione, che in pratica si effettuava solo manualmente.

I deludenti risultati ottenuti non erano da addebitarsi al tipo di impianto in sé stesso, bensì al mancato rispetto di alcuni limiti progettuali. 

GLI IMPIANTI DEGLI ANNI SETTANTA

Negli anni settanta la crisi energetica riportò di nuovo alla ribalta i pannelli radianti.

Sotto la spinta di tale crisi, infatti, quasi tutti i paesi europei emanarono leggi che imposero l’isolamento termico degli edifici. Fu così possibile riscaldare i locali con minore calore e quindi (nel caso dei pannelli) con temperature a pavimento più basse.

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