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ENERGIE RINNOVABILI

Dubbi sull’energia nucleare

Articolo di Mario Tozzi tratto da Rinnovabili.it

Non è tanto il problema di possibili incidenti, che sono in questo caso più gravi che in qualsiasi altro impianto, a far diffidare del nucleare, né la sua contiguità oggettiva con gli usi militari. Piuttosto è il fatto che per costruire una centrale nucleare sono necessari troppi soldi e ce ne vogliono il doppio per dismetterla. E che sono indispensabili anni per costruirla e anni anche per smontarla. Piuttosto è il fatto che come si fa a costruire una nuova centrale quando non si sa dove mettere le scorie delle vecchie? Ma, si dice, perché si sta così attenti a non costruire centrali sul suolo patrio quando siamo circondati da centrali francesi, da cui compriamo pure energia? Con questa logica potremmo continuare a ospitare le produzioni velenose di Seveso e di Porto Marghera, tanto in Slovenia si fanno ancora. Il nucleare è trascurato dal mercato e presenta problemi ambientali tali da lasciare a questa fonte solo il 6,5% del fabbisogno di energia primaria al mondo. Non si tratta di un caso.

Non bisogna disconoscere a priori i vantaggi del nucleare, cioè che non produce gas serra, inquina poco o per nulla, produce relativamente poche scorie, ce ne sono scorte sufficienti, permette ricadute scientifiche e tecnologiche di rilievo e riduce la dipendenza estera per quello che riguarda l’energia.
Gli svantaggi sono però altrettanto chiari: le scorie e i rifiuti sono sì ridotti, ma sono molto pericolosi e non perdono il loro potenziale devastante per migliaia di anni. Sono pochissimi i luoghi sulla Terra completamente sicuri per tempi così lunghi e, pure se vengono individuati, ci vogliono barriere ingegneristiche, controlli di sicurezza particolari e trattamenti inertizzanti costosi e lunghissimi. Alle scorie di combustibile, le barre di uranio, vanno aggiunti i rifiuti radioattivi che derivano dalla dismissione delle centrali che hanno terminato la loro vita o che risultano obsolete: in pratica le centrali stesse diventate ormai materiale contaminato.
Le centrali nucleari costano molto e ci vogliono tempi lunghi per costruirle (5-10 anni); hanno poi vita breve: poche arrivano ai 30-40 anni teorici e ci si attesta sui 25 anni di media. Per finire, i costi di smantellamento sono molto elevati. Per via del costo capitale, delle assicurazioni contro gli incidenti, dello smantellamento finale, dello stoccaggio e smaltimento scorie il mercato finora non ha premiato il nucleare che copre solo il 6,5% del consumo di energia primaria mondiale. Se è così vantaggioso, perché non si è diffuso maggiormente ? Solo poche persone manipolano il nucleare e ciò ingenera diffidenza nella popolazione. Non c’è consenso sociale sul nucleare: sono decine i comuni denuclearizzati in Italia e sarebbe arduo piazzare oggi una centrale in qualche provincia o comune, anche se volessimo dimenticare che nel 1987 c’è stato un referendum che ha bocciato sonoramente l’ipotesi nucleare. C’è infine un possibile uso militare che sfrutta le conoscenze acquisite nelle centrali e il plutonio prodotto dai reattori autofertilizzanti: dovunque nucleare significa ancora guerra.
Complessivamente il nucleare è bocciato non solo dalla diffidenza delle popolazioni, ma anche dai problemi che ha dovunque e soprattutto dal mercato: le grandi centrali di un tempo possono essere costruite solo in presenza di forti interventi statali che abbattano i costi elevati, interventi sempre meno possibili in regimi concorrenziali: sostanzialmente il nucleare non conviene e impedisce di sperimentare nuove fonti più sicure.
Al mondo poi non esistono ancora depositi di III categoria sotterranei definitivi: come a dire che non è ancora stata trovata una soluzione sicura per le scorie radioattive al mondo, neanche negli Stati Uniti, che hanno attualmente 103 centrali in funzione (su 123 originarie) per un totale di 30.000 tonnellate di barre di combustibile e 380.000 m3 di altri rifiuti di III categoria. Ma, a maggior ragione, come ci si comporta in un paese come il nostro in cui il 50% del territorio è a rischio idrogeologico e quasi altrettanto sottoposto a quelli sismico e vulcanico ? Inoltre c’è il problema più grave, più lungo da risolvere e più costoso, quello della dismissione stessa delle centrali, cioè del decommissioning, la decontaminazione, che può richiedere decenni e costa cifre iperboliche: negli Stati Uniti la centrale di Maine Yankee sarà decontaminata alla cifra di 635 milioni di dollari, quando ce ne sono voluti 230 per costruirla.
Infine, il contributo del nucleare alla lotta contro l’effetto-serra è comunque marginale, vista la scarsa diffusione di questo tipo di energia al mondo. I guadagni sulle emissioni di anidride carbonica ottenuti con il risparmio energetico sono sempre superiori a quelli legati alla produzione di elettricità per via nucleare. E ciò vale ancora di più per quei Paesi che ne hanno poco, perché dovrebbero realizzare investimenti molto più ingenti nel nucleare, piuttosto che nell’efficienza energetica, per ottenere risultati comparabili in termini di riduzioni di gas-serra.

Fotovoltaico: pubblicato il rapporto 2006-2007

Il Gestore dei Servizi Elettrici (GSE Spa) ha pubblicato sul proprio sito internet www.gsel.it il nuovo Rapporto sull’Incentivazione degli impianti fotovoltaici con il sistema del conto energia.
Il documento, redatto dal GSE come indicato dal DM 19 febbraio 2007, illustra i principali risultati ottenuti nel periodo ottobre 2006 - settembre 2007 riportando anche il dettaglio degli impianti ammessi dell’incentivazione.
Il citato decreto ha modificato in maniera sostanziale, migliorandole e semplificandole, le regole individuate con i due precedenti decreti per l’incentivazione degli impianti fotovolatici. In definitiva il meccanismo può essere operativamente suddiviso in due periodi: i cosiddetti “vecchio Conto Energia” (DM 28/07/2005 e 6/02/2006) e “nuovo Conto Energia” (DM 19/02/2007). Il rapporto evidenzia le principali attività svolte dal GSE per l’intero programma di incentivazione, distinte nei due periodi sopra definiti.
In particolare, le attività effettuate in questo secondo anno hanno interessato la valutazione della documentazione relativa agli adempimenti a carico dei titolari degli impianti ammessi all’incentivazione, ai sensi del vecchio Conto Energia, l’esame delle richieste di riconoscimento della tariffa incentivante, ai sensi del nuovo Conto Energia, e la gestione commerciale e amministrativa degli impianti ammessi all’incentivazione.
Al 9 gennaio 2008 hanno comunicato al GSE:
- l’entrata in esercizio, 2.306 impianti relativi al nuovo Conto Energia, per una potenza complessiva di 12 MW;
- l’entrata in esercizio, 4.058 impianti relativi al vecchio Conto Energia, per una potenza complessiva di oltre 51 MW.
Per conoscere dettagli e informazioni su potenza, numerosità e ubicazione geografica degli impianti, è disponibile l’applicazione ATLASOLE - consultabile dal sito del GSE - che riporta i dati aggiornati al primo giorno di ogni mese.

Per ulteriori informazioni:
Gestore dei Servizi Elettrici – GSE
Ufficio Stampa
Tel. +39 06 8011 4866/4614
e-mail ufficiostampa@gsel.it

Fonte: www.gsel.it

Installare pannelli solari

pannelli solari termiciUn collettore solare, detto anche pannello solare, trasforma la radiazione solare in calore e si distingue così dal pannello fotovoltaico che trasforma la luce del sole in corrente elettrica.
Poiché la domanda di calore è pressoché costante durante tutto l’anno e quindi presente anche nel periodo estivo, il riscaldamento dell’acqua domestica è una delle applicazioni più adatte per gli impianti solari termici. L’uso dell’energia solare è possibile anche per il riscaldamento degli ambienti utilizzando impianti combinati per il riscaldamento dell’acqua calda e degli ambienti, anche se l’irraggiamento disponibile durante la stagione di riscaldamento è molto minore che in estate. L’uso di impianti combinati è raccomandato nei casi in cui sono già stati realizzate altre misure per il risparmio energetico (per esempio adeguata coibentazione termica) e si prevede un sistema di riscaldamento a bassa temperatura (pavimento o parete radiante).

Nelle aree meridionali, dove non esistono significativi fenomeni di gelo, per il riscaldamento dell’acqua domestica si possono utilizzare impianti a circolazione naturale.
Questi impianti sono economici e possono essere integrati nel tetto come singola unità. La circolazione tra collettore e serbatoio di accumulo viene determinata dal principio di gravità, senza energia addizionale. Il fluido caldo all’interno del collettore è più leggero del fluido freddo all’interno del serbatoio, tanto che a causa di questa differenza di densità si instaura una circolazione naturale. Il fluido riscaldato cede il suo calore all’acqua contenuta nel serbatoio e ricade nel punto più basso del circuito del collettore. Negli impianti a circolazione naturale il serbatoio si deve trovare quindi in un punto più alto del collettore. Il riscaldamento ausiliario può essere ottenuto con una resistenza elettrica inserita nel serbatoio oppure con una caldaia istantanea a valle del serbatoio.

Gli impianti a circolazione forzata sono adatti quando i collettori hanno dimensioni maggiori e dove ci sono sistemi centralizzati per il riscaldamento. E’ formato da un collettore solare a sé stante, connesso attraverso un circuito con un serbatoio localizzato nell’edificio. All’interno del circuito si trova acqua o un fluido termovettore antigelo. La pompa di circolazione del circuito solare è attivata da un regolatore differenziale di temperatura quando la temperatura all’interno del collettore è superiore alla temperatura di riferimento impostata nel serbatoio di accumulo. Il calore viene quindi trasportato al serbatoio di accumulo e ceduto all’acqua sanitaria mediante uno scambiatore di calore.
Mentre in estate l’impianto solare copre tutto il fabbisogno di energia per il riscaldamento dell’acqua sanitaria, in inverno e nei giorni con scarsa insolazione serve per il preriscaldamento dell’acqua. La parte del serbatoio che contiene l’acqua calda a pronta disposizione, cioè quella da tenere sempre in temperatura, può essere riscaldata da uno scambiatore di calore legato a una caldaia.

Come primo passo va verificata sul posto la fattibilità dell’impianto secondo alcuni criteri:
- Fabbisogno di acqua calda: è il parametro con cui si determina la dimensione dell’impianto solare, cioè la superficie dei collettori ed il volume del serbatoio. L’area del collettore varia tra 0,5 m2
a persona per i climi caldi meridionali e 1 m2 a persona per l’Italia settentrionale, per il solo riscaldamento di acqua sanitaria. Mentre l’area del collettore necessaria per il riscaldamento dell’edificio varia da 1,5 a 3 m²/kW di potenza nominale.
- Orientamento e inclinazione: La massima efficienza si ottiene su una superficie orientata a sud con un angolo di inclinazione di circa 30°. Una superficie con angolo 45° con orientamento a sud-est o a sud-ovest registra una diminuzione inferiore al 5%. L’angolo di inclinazione ottimale dipende tuttavia anche dal tipo di impiego previsto. Per lo sfruttamento dell’energia solare per il riscaldamento degli ambienti può essere vantaggiosa un’inclinazione maggiore di 30°.
- Condizioni dell’edificio: valutare se lo stato del tetto rende possibile l’installazione dei collettori; se il tetto lascia possibilità di accesso ai collettori per una eventuale manutenzione; se le dimensioni di porte e scale permettono il passaggio del serbatoio; se ci sono vincoli della sovrintendenza; ed altre eventuali valutazioni tecnico-impiantistiche da fare sul posto, meglio se con un tecnico competente.

Nella sezione download del sito sono presenti alcuni semplici manuali tecnici, che spiegano nel dettaglio il funzionamento dei vari impianti e delle varie componenti.

Inoltre vi segnalo questo sito come riferimento per il costo dei vari componenti dell’impianto solare termico.

L’eco-ottimista che sta cambiando l’America

<B>L'eco-ottimista che cambia l'America<br>"E' quasi troppo bello per essere vero"</B>Sembra ancora farla da padrone le notizie sulla tragedia ambientale  che incombe e del pessimismo più cupo. Ma se tutto intorno è uno squillare di trombe che annunciano l’apocalisse, c’è invece un’icona dell’ambientalismo americano che in perfetta solitudine va diffondendo ottimismo a piene mani: "C’è ancora molto lavoro da fare, ma stiamo procedendo molto bene. Se guardiamo ai numeri sembra persino troppo bello per essere vero", dice.

Il suo nome è Amory Lovins, 60 anni, massimo teorico del "Capitalismo naturale", fondatore e direttore del Rocky Mountain Institute, un influente centro indipendente di ricerca e consulenza, curriculum sterminato, eletto due volte dal settimanale Time "eroe del Pianeta". Di certo Lovins non parla a vanvera e conosce il mondo della tecnologia, dell’energia e del business come pochi altri. Bill Clinton nel recente convegno sul clima organizzato dalla sua fondazione a Washington, ricordando vecchie campagne antinucleariste condotte insieme, lo ha salutato con queste parole: "Caro Amory, in passato abbiamo perso molte battaglie, ma ora tu stai vincendo la guerra".

Il suo Rmi svolge opera di consulenza per colossi come Wal Mart, General Motors e moltissime altre multinazionali, oltre al Pentagono. Così quando Lovins sostiene che la svolta è già avvenuta, nel settore energetico come in quello dei Tir, lo fa con cognizione di causa. E’ stato lui a convincere Wal Mart, probabilmente la più grande impresa privata del mondo, a trasformare la flotta di quasi settemila camion che rifornisce gli oltre 3600 punti vendita degli Stati Uniti, mettendo in strada entro il 2015 automezzi che consumano la metà di quelli attuali.

Allo stesso modo Lovins è convinto che anche nella produzione energetica la rivoluzione sia già a buon punto. "Un sesto della produzione mondiale di elettricità e un terzo di quella installata nel 2005 - afferma - è derivata dalla microproduzione. Un dato che in pochi capiscono. La cogenerazione e le rinnovabili nel 2005 hanno aggiunto alla produzione mondiale quattro volte la quantità di elettricità immessa e undici volte la capacità di generare elettricità del nucleare, ma i fan dell’atomo continuano a dire che sono cifre piccole, limitate, e che ci vorranno decenni perché siano competitive. La verità è che sono i grandi impianti centralizzati, che siano a carbone, gas, petrolio o nucleare, ad aver perso metà del mercato dell’elettricità perché l’altra metà se la sono presa microproduzione, rinnovabili e risparmio energetico, ma nessuno ci ha fatto caso".

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Supermercati COOP: risparmio energetico ed energia dal sole

CoopÈ di COOP il primo ipermercato che azzera le emissioni di anidride carbonica: così anche la cooperativa di distibuzione COOP da il suo contributo per combattere il cambiamento climatico.
Il consumo annuo di energia elettrica previsto per un ipermercato medio equivale ai consumi di energia elettrica di circa 1300 famiglie. L’energia è necessaria in parte per garantire adeguati livelli di comfort ambientale (illuminazione, riscaldamento o raffrescamento) e in parte per quelli produttivi (refrigerazione degli alimenti deperibili, forni e reparti di lavorazione). Coop, attraverso il Consorzio nazionale Inres, Istituto Nazionale Consulenza Progettazione Ingegneria, che opera nel campo della progettazione dei punti vendita e del loro impatto sul piano dei consumi, si pone l’obiettivo di migliorare sempre più l’efficienza energetica degli edifici e degli impianti, a partire da una progettazione intelligente dei propri punti vendita.
È il caso del centro commerciale “I Malatesta”, inaugurato da Coop nel dicembre 2005 a Rimini in stretta collaborazione con l’assessorato all’ambiente del Comune. È il primo ipercoop che azzera le emissioni di CO2 per riscaldamento e raffrescamento. Una struttura molto particolare che utilizza esclusivamente energia prodotta da fonti rinnovabili ed è contemporaneamente dotata di autonomo impianto fotovoltaico (50 kW) e di un mini generatore eolico da 1 kW.
Il complesso degli interventi attuati consente un abbattimento del 28% sui consumi per condizionamento e riscaldamento di un ipermercato tradizionale, pari a 132 tonnellate di CO2 in un anno, ovvero l’equivalente di 56 tonnellate di petrolio.
Per garantire di raggiungere l’emissione zero Coop acquisterà "titoli di emissione" ed energia da fonte rinnovabile.
L’Ipercoop di Rimini rappresenta una sintesi delle migliori tecnologie a oggi adottate da Coop e anche l’applicazione di nuove tecnologie che, una volta verificate, potranno essere introdotte nelle nuove realizzazioni.

 

Per quanto attiene le soluzioni tecniche, nelle specifiche di costruzione è privilegiata l’adozione di impianti con circuito secondario, nei quali è utilizzata acqua cui viene aggiunto glicole (liquido antigelo) per raggiungere temperature al di sotto dello zero ed essere quindi distribuita nei banchi frigoriferi. Questa  soluzione garantisce un minor uso di gas frigorigeni (che, se dispersi, contribuiscono ad incrementare l’effetto serra) e dà migliori condizioni di manutenzione e stabilità delle temperature. Sono stati sperimentati, per diminuire ulteriormente i consumi di gas refrigeranti, impianti frigoriferi con uso della CO2 quale fluido refrigerante. Sono stati realizzati 9 impianti con tecnologie leggermente diverse tra loro, nel continuo miglioramento delle prestazioni che hanno contribuito a sviluppare nuove tecnologie disponibili anche in Italia.
Il comfort ambientale dei negozi è garantito da sistemi di ventilazione, di riscaldamento e di raffrescamento che incidono per circa il 20% sui nostri consumi di energia. Per tagliare i consumi sono utilizzati sistemi di regolazione automatica delle condizioni dell’aria, ventilatori ad alto rendimento e di coibentare le tubazioni.
Le caldaie alimentate a gas metano utilizzate nei centri commerciali Coop sono caldaie a condensazione che consentono di raggiungere rendimenti superiori al 100% rispetto al potere calorifico inferiore del metano.
Complessivamente sono state adottate in 68 punti vendita realizzati dal 2001 al 2005. Dove sono disponibili, abbiamo collegato i nostri ipermercati alle reti cittadine di teleriscaldamento. Attualmente sono 10 i punti vendita Coop riscaldati in questo modo.

per ulteriori informazioni: www.e-coop.it

Ecobusiness, arriva Google e dichiara la guerra al carbone

GoogleGoogle delle meraviglie. Dopo aver rivoluzionato il web, ha annunciato una nuova iniziativa strategica che potrebbe lasciare un segno profondo anche nel mondo delle energie rinnovabili: è il progetto RE-C (renewable energy cheaper than coal), una iniziativa volta a creare elettricità da fonti energetiche rinnovabili, ad un costo inferiore rispetto all’elettricità prodotta dal carbone.
Inizialmente il progetto RE-C si focalizzerà sullo sviluppo di tecnologie per la produzione e l’utilizzo di energia termo-solare, eolica e per la realizzazione di sistemi geotermici ed altre tecnologie competitive. In programma l’assunzione di ingegneri ed esperti in campo energetico per guidare il gruppo di ricerca e sviluppo e lavorare, tra i diversi progetti, alla realizzazione di sistemi geotermici avanzati.

Investimenti. Nel 2008 Google prevede di investire parecchi milioni di dollari in ricerca e sviluppo e in progetti connessi all’utilizzo di energia rinnovabile. In quanto parte del processo di pianificazione in atto, la società sta anticipando inoltre l’investimento di centinaia di milioni di dollari in progetti innovativi per lo sviluppo di energia rinnovabile che portino ad un ritorno positivo per la stessa. "Nel tempo, grazie alla costruzione di data center efficienti, abbiamo acquisito conoscenze, esperienza e comprensione profonda delle strutture ad uso intensivo di energia su vasta scala", ha detto Larry Page, uno dei due fondatori di Google. "Vogliamo applicare la stessa creatività ed innovazione alla sfida per la produzione di elettricità rinnovabile a livello globale e a costi inferiori rispetto a quella generata dal carbone".

Effetto serra. Il carbone è la fonte primaria di energia per molti e fornisce il 40% di elettricità del mondo. L’effetto serra causato dalle sue emissioni nell’atmosfera rappresenta una delle più grandi sfide per il nostro ambiente. Creare elettricità da fonti rinnovabili, più economica di quella realizzata dall’impiego del carbone costituirebbe una componente essenziale per la riduzione di emissioni di gas che alimentano l’effetto serra nel mondo.

Nuove tecnologie competitive. "Le tecnologie sono state sviluppate in modo da evolversi in attività in grado di fornire elettricità più economica di quella prodotta dal carbone - ha spiegato Page -. Siamo interessati a sviluppare nuove tecnologie competitive a livello di costi e rispettose dell’ambiente. Pur essendo consapevoli dell’esistenza di alcune tecnologie molto promettenti, crediamo che ce ne siano molte altre da scoprire e realizzare".

L’obiettivo. Page ha confermato che "l’obiettivo è realizzare 1 gigawatt di capacità di energia rinnovabile più economica del carbone e siamo ottimisti sul fatto che ciò possa avvenire nel giro di pochi anni e non decenni", ha detto. A questo proposito Wikipedia ci spiega che una centrale da 1 gigawatt può fornire energia per circa 350.000 utenze domestiche nel momento di massimo utilizzo.

Ecologia e business. "Se saremo in grado di raggiungere questo obiettivo - ha concluso Page - e le tecnologie per la produzione di energia rinnovabile su larga scala risulteranno più economiche di quelle adottate per la produzione di energia dal carbone, il mondo avrà la possibilità di coprire una porzione significativa di bisogno di elettricità attraverso fonti rinnovabili, riducendo in modo significativo le emissioni di carbonio". Ma l’ecologia non esclude il guadagno. "Ovviamente ci aspettiamo anche che questo progetto porti a buone possibilità di business per noi", ha ammesso.

Mountain View a energia solare. Lo scorso anno aveva fatto scalpore l’annuncio della società, che un maxi impianto solare fotovoltaico sarebbe stato installato sull’edificio di Mountain View in California: circa 300 mq per una potenza di 1,6 MW sufficiente per soddisfare un terzo del fabbisogno di energia dei dipendenti e ammortizzare le spese energetiche.

Black Google. Ma in rete c’è anche chi si è divertito a fare le pulci a Google: se avesse una schermata nera, anziché bianca, per visualizzarla servirebbero 59 watt, invece dei 74 necessari per il bianco, afferma Mark Ontkush di Boston, sul suo blog EcoIron. Una idea che, fatti due calcoli, corrisponderebbe ad un risparmio mondiale di 8.3 MWh al giorno, circa 300.000 dollari in un anno. ma c’è chi è passato dalle parole ai fatti, realizzando nerooogle, versione dark del motore di ricerca.

fonte: www.repubblica.it

Enertour: visita Casaclima a Bolzano

071012enertouritVi segnalo l’Enertour “CasaClima: risanamento energetico e edifici pubblici” un’iniziativa del "TIS innovation park" che si terrà a Bolzano il 30 novembre 2007. E’ un tour organizzato in modo tale che la visita agli edifici e/o impianti sia condotta dai rispettivi progettisti, gestori e/o proprietari.

 

In questa occasione l’architetto Manuel Benedikter (esperto CasaClima) farà visitare è descriverà durante la mattinata il suo recente lavoro, illustrando in modo dettagliato i singoli aspetti tecnici del risanamento di edifici storici. Nel pomeriggio, dedicato al tema dell’edilizia pubblica, sarete guidati attraverso due edifici realizzati e dall’architetto Johann Vonmetz: la scuola elementare di Lajon/Novale primo esempio italiano di edilizia “attiva” dal punto di vista energetico, che produce quindi più energia di quanta consuma, e la nuova sede del comune di Nalles, che spicca per il suo innovativo sistema di riscaldamento e climatizzazione.

Programma delle visite Enertour

Quanto costa un pannello solare?

La vendita dei pannelli solari è in forte ascesa in Italia e in Europa. Non è quindi difficile trovare sulle pagine gialle rivenditori e installatori di pannelli fotovoltaici o termici, vicino casa. In quest’articolo approfondiremo il prezzo di vendita di un impianto fotovoltaico e di un impianto a collettori solari. Ricordiamo che "Ecoage non vende pannelli solari", quelli che seguono sono prezzi di vendita osservati sul mercato e pubblicati a beneficio dei lettori interessati.

vendita pannelli solari fotovoltaiciUn impianto a pannelli solari fotovoltaici della potenza di 1 kWp occupa uno spazio di circa 8 metri quadri su falda inclinata e circa 20 metri quadri su tetto piano. E’ composto da 6-8 moduli fotovoltaici al silicio mono o policristallino, prodotti generalmente da costruttori leader come Sharp, Kyocera o Helios. Le voci che fanno lievitare il costo di un impianto sono molte: oltre al costo del materiale (pannelli, inverter, materiale elettrico) vanno aggiunti i costi del progetto, dell’eventuale DIA, delle certificazioni, del piano di sicurezza, in qualche caso serviranno delle opere murarie. Nella maggioranza dei casi, preventivi apparentemente vantaggiosi escludono tutti questi costi aggiuntivi. Indicativamente un prodotto domestico "chiavi in mano" comprensivo di inverter e di staffe di montaggio per tetti a falda o supporti per tetti piani, difficilmente scenderà al di sotto degli 8.000 euro per kWp, ovviamente, più grande è l’impianto, minore sarà il costo a kWp in quanto questi costi aggiuntivi vengono meglio ripartiti. Per rimanere su un esempio di 3 kWp, la media domestica, il costo complessivo sarà di ca. 24.000 euro. A questo prezzo si deve aggiungere il costo dell’installazione sul posto da parte della ditta specializzata, in media di 1.500-2000 euro. La garanzia del prodotto è di 25 anni. 

vendita collettori solariUn impianto a pannelli solari termici (o collettori solari) è invece destinato a produrre acqua calda sanitaria. Un pannello solare del genere occupa poco spazio. Ad esempio un collettore solare da 200 litri a circolazione naturale (senza pompa elettrica) occupa una superficie di 3 metri quadri. E’ in vendita a un prezzo di mercato di 1.500 euro, comprensivo di tubi, serbatoio, centralina. Al prezzo è necessario aggiungere il costo dell’installazione sul posto da parte della ditta termoidraulica specializzata, in media di 1.500 euro.

Il nostro consiglio finale è di farsi realizzare diversi preventivi da parte delle ditte locali, chiedendo una disaggregazione delle singole voci (materiali, manodopera, installazione ecc) per valutare al meglio il proprio investimento e… contenere la spesa.

fonti:
www.ecoage.com
www.eco-progetti.com

A Modena dal 15 al 19 ottobre: "Settimana della Bioarchitettura e della Domotica"

Settimana della Bioarchitettura e della Domotica Per la prima volta le tematiche relative alla progettazione sostenibile e alla domotica sono affrontate in modo integrato, unificando le due manifestazioni e dando vita alla Settimana della Bioarchitettura e della Domotica, organizzata a Modena dal 15 al 19 ottobre, da ProMo-Laboratorio di Domotica e BIOECOLAB, con la collaborazione di ModenaFormazione.  L’evento si connota come un appuntamento che coinvolge più interessi, dimostrando come la sostenibilità sia un tema trasversale e multidisciplinare…

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