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Case autocostruite per la rinascita di Pescomaggiore

L’IDEA DELL’ECO VILLAGGIO AUTOCOSTRUITO

Cam

► cronistoria

Il Decreto del Commissario Delegato n 3 del 16/04/2009 individua la lista dei comuni danneggiati dagli eventi sismici che hanno colpito la provincia dell’Aquila ed altri comuni della regione Abruzzo il giorno 6 aprile 2009.

Il Decreto legge n.39 del 28 aprile 2009 riguarda gli “Interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici nella regione Abruzzo nel mese di aprile 2009 e ulteriori interventi urgenti di protezione civile”.

All’interno di questo quadro sono state lanciate due misure d’intervento e due Bandi di Gara:
- Bando C.A.S.E sul territorio comunale di L’Aquila
- Bando Moduli Abitativi Provvisori nei rimanenti comuni del cratere

Le due misure varate dal governo provvederebbero alle esigenze abitative di parte degli abitanti degli stabili danneggiati (esiti “E”).
Il bando C.A.S.E. prevede il trasferimento di tutti gli abitanti del comune dell’Aquila in quartieri di nuova costruzione localizzati in 20 aree individuate idonee dalla Protezione Civile. Data la numerosa presenza di frazioni all’interno del territorio del comune, spesso si verifica una notevole distanza tra questi piccoli centri storici e i nuovi quartieri. Alcuni paesi quindi resteranno abbandonati per lunghi anni e preda di operazioni speculative.

► contesto della proposta

Pescomaggiore è un piccolo centro situato a ridosso del Monte Croce, a 15 Km dal centro dell’Aquila e a circa 10 Km dal più vicino quartiere del progetto C.A.S.E..
Il trasferimento dei suoi abitanti in alloggi del progetto del Governo significherebbe l’abbandono del paese.

► per chi

Le famiglie di Pescomaggiore hanno deciso di dribblare la proposta del Governo di ricevere alloggi nel nuovo mega-quartiere. Questo per non abbandonare il paese in cui sono nati. I compaesani hanno messo a disposizione un terreno adiacente al centro storico del paese per poter costruire le case.

► che cosa

Si tratta di moduli abitativi minimi di circa 45 mq che risponderanno ad esigenze di piccoli nuclei famigliari (giovani coppie e anziani).
Il progetto architettonico prevede un minimo impatto ambientale. Si basa sui principi della bioedilizia e del risparmio energetico con sistemi sia attivi che passivi. La tecnologia costruttiva prevede l’utilizzo di una struttura in legno portante e tamponatura in balle di paglia. L’energia elettrica verrà fornita da impianti fotovoltaici e il riscaldamento da stufa a pellet.

► quando

Subito, grazie alla disponibilità del terreno adatto alla costruzione dell’eco-villaggio. Ad una attenta fase di progettazione, in partecipazione con il gruppo di famiglie, seguirà la fase di espletamento delle pratiche edilizie necessarie. Nel frattempo la comunità avrà già provveduto ad una veloce pulizia dell’area. Poi, una volta ottenuto il via libera dall’amministrazione comunale, il cantiere potrà partire. Verranno organizzate squadre di lavoro che garantiranno la realizzazione delle casette prima dell’arrivo della stagione invernale, priorità assoluta vista la rigidezza del clima locale.

► come

Coinvolgere i futuri abitanti di questi alloggi sia nella fase di progettazione che di costruzione ci sembra l’unico modo per assicurare alta qualità degli spazi, risparmio economico e garantire un forte legame fra gli abitanti stessi e la loro casa-villaggio.
Anche la costruzione di questi piccoli edifici avverrà quindi in un processo di autocostruzione, consentita dalla semplice tecnologia costruttiva.

 

Link al sito del progetto di Pescomaggiore per approfondimenti.

Link al video di Repubblica

 


Progetto di Autocostruzione a Senigallia: “Le Mani, per vivere insieme”

http://blog.autocostruzione.info/wp-content/uploads/2009/05/logo-autocostruzione.jpgLe Mani, per vivere insieme, è un Progetto di Autocostruzione associata ed assistita realizzato, con il finanziamento del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, dalla Provincia di Ancona e gestito dall’ATS composta dall’Associazione Temporanea di Scopo costituita dal Consorzio abn a&b Network Sociale di Perugia e dal Consorzio Solidarietà di Senigallia.

 

Il Consorzio abn è un consorzio di cooperative (sociali e non sociali) costituito nel 1997 per iniziativa di alcune cooperative sociali del territorio perugino. Il Consorzio opera per l’inclusione lavorativa dei soggetti svantaggiati, nel campo dell’assistenza sociale e per la promozione di Progetti ed iniziative nel campo dell’housing sociale e per la promozione delle fonti energetiche rinnovabili.

 

Il Consorzio Solidarietà nasce nel 1994, ne fanno attualmente parte 7 cooperative del territorio delle Province di Ancona e Pesaro. Il Consorzio oltre che nel settore dell’inclusione sociale e lavorativa di persone svantaggiate opera nel campo delle energie rinnovabili, nella vendita di prodotti ecosostenibili ed equosolidali (food e no food), del catering con prodotti bilogici, equosolidali ed a km 0.

 

L’Autocostruzione è intesa come un processo di autogestione cooperante finalizzato a rispondere alle esigenze di costruzione e gestione del proprio habitat (non esclusivamente di realizzazione della casa) attraverso l’erogazione di lavoro manuale ed organizzativo, riducendo molto la sequenza di deleghe e mediazioni che caratterizzano il ciclo della costruzione abituale (committenza, utenza, progettista, impresa) ed il costo complessivo dell’intervento.

 

Il Progetto consentirà l’edificazione di 20 alloggi nel Comune di Senigallia, in Loc. Cesano.

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STORIA DELL’IMPIANTO DI RISCALDAMENTO A PAVIMENTO

Un impianto di riscaldamento radiante a pavimento risulta il sistema ideale per il riscaldamento della prorpia abitazione, sia dal punto di vista del benessere e del comfort, sia per l’attenzione che ognuno dovrebbe avere per il risparmio energetico!

http://www.merzmauro.it/images2/riscaldamento/nocche-pic.jpg I PRIMI IMPIANTI:

Già molti anni prima della nascita di Cristo, Cinesi, Egiziani e Romani utilizzarono il riscaldamento a pavimento nelle loro abitazioni e nei locali pubblici.
La tecnica di base era molto semplice: si costruivano focolari interrati e si facevano passare i fumi in condotti ricavati sotto i pavimenti del locale da riscaldare. In pratica era un tipo di riscaldamento monolocale.

Il sistema adottato dai Romani era invece molto più complesso e introduceva il concetto di impianto centralizzato. Con i fumi di un solo grande focolare, essi riuscivano a riscaldare più locali e anche più edifici.Per favorire il tiraggio, i pavimenti poggiavano su pilastrini in mattoni con spigoli arrotondati. Le reti di distribuzione dei gas caldi erano molto ben progettate e realizzate.

In epoca a noi più vicina solo agli inizi del Novecento il riscaldamento a pavimento appare nella sua configurazione attuale. È questo il periodo in cui furono realizzati i primi impianti di riscaldamento con tubi annegati sotto il pavimento: vale a dire con una tecnica sostanzialmente analoga a quella attuale.

Tuttavia, fino alla fine della seconda guerra mondiale furono pochi gli interventi così realizzati: qualche grande salone e alcune chiese; decisamente troppo poco per stabilire la validità o meno di questi nuovi impianti.

Nei primi anni del secondo dopoguerra, nei paesi europei furono realizzati più di 100.000 alloggi con impianti a pannelli.

I tubi erano in acciaio e venivano annegati direttamente nelle solette senza alcuna interposizione di materiale isolante. Erano impianti che costavano decisamente meno di quelli a radiatori, inoltre richiedevano minore assistenza muraria, non intralciavano le opere di finitura ed evitavano qualsiasi operazione di verniciatura.

Diversi furono però i casi di malessere segnalati, da addebitarsi a tre cause principali:

1. temperature troppo alte a pavimento, dovute allo scarso isolamento degli alloggi;
2. inerzia termica dei pavimenti troppo elevata, dovuta al fatto che i pannelli (senza isolamento sotto) scaldavano l’intera soletta;
3. inadeguatezza della regolazione, che in pratica si effettuava solo manualmente.

I deludenti risultati ottenuti non erano da addebitarsi al tipo di impianto in sé stesso, bensì al mancato rispetto di alcuni limiti progettuali. 

GLI IMPIANTI DEGLI ANNI SETTANTA

Negli anni settanta la crisi energetica riportò di nuovo alla ribalta i pannelli radianti.

Sotto la spinta di tale crisi, infatti, quasi tutti i paesi europei emanarono leggi che imposero l’isolamento termico degli edifici. Fu così possibile riscaldare i locali con minore calore e quindi (nel caso dei pannelli) con temperature a pavimento più basse.

Dubbi sull’energia nucleare

Articolo di Mario Tozzi tratto da Rinnovabili.it

Non è tanto il problema di possibili incidenti, che sono in questo caso più gravi che in qualsiasi altro impianto, a far diffidare del nucleare, né la sua contiguità oggettiva con gli usi militari. Piuttosto è il fatto che per costruire una centrale nucleare sono necessari troppi soldi e ce ne vogliono il doppio per dismetterla. E che sono indispensabili anni per costruirla e anni anche per smontarla. Piuttosto è il fatto che come si fa a costruire una nuova centrale quando non si sa dove mettere le scorie delle vecchie? Ma, si dice, perché si sta così attenti a non costruire centrali sul suolo patrio quando siamo circondati da centrali francesi, da cui compriamo pure energia? Con questa logica potremmo continuare a ospitare le produzioni velenose di Seveso e di Porto Marghera, tanto in Slovenia si fanno ancora. Il nucleare è trascurato dal mercato e presenta problemi ambientali tali da lasciare a questa fonte solo il 6,5% del fabbisogno di energia primaria al mondo. Non si tratta di un caso.

Non bisogna disconoscere a priori i vantaggi del nucleare, cioè che non produce gas serra, inquina poco o per nulla, produce relativamente poche scorie, ce ne sono scorte sufficienti, permette ricadute scientifiche e tecnologiche di rilievo e riduce la dipendenza estera per quello che riguarda l’energia.
Gli svantaggi sono però altrettanto chiari: le scorie e i rifiuti sono sì ridotti, ma sono molto pericolosi e non perdono il loro potenziale devastante per migliaia di anni. Sono pochissimi i luoghi sulla Terra completamente sicuri per tempi così lunghi e, pure se vengono individuati, ci vogliono barriere ingegneristiche, controlli di sicurezza particolari e trattamenti inertizzanti costosi e lunghissimi. Alle scorie di combustibile, le barre di uranio, vanno aggiunti i rifiuti radioattivi che derivano dalla dismissione delle centrali che hanno terminato la loro vita o che risultano obsolete: in pratica le centrali stesse diventate ormai materiale contaminato.
Le centrali nucleari costano molto e ci vogliono tempi lunghi per costruirle (5-10 anni); hanno poi vita breve: poche arrivano ai 30-40 anni teorici e ci si attesta sui 25 anni di media. Per finire, i costi di smantellamento sono molto elevati. Per via del costo capitale, delle assicurazioni contro gli incidenti, dello smantellamento finale, dello stoccaggio e smaltimento scorie il mercato finora non ha premiato il nucleare che copre solo il 6,5% del consumo di energia primaria mondiale. Se è così vantaggioso, perché non si è diffuso maggiormente ? Solo poche persone manipolano il nucleare e ciò ingenera diffidenza nella popolazione. Non c’è consenso sociale sul nucleare: sono decine i comuni denuclearizzati in Italia e sarebbe arduo piazzare oggi una centrale in qualche provincia o comune, anche se volessimo dimenticare che nel 1987 c’è stato un referendum che ha bocciato sonoramente l’ipotesi nucleare. C’è infine un possibile uso militare che sfrutta le conoscenze acquisite nelle centrali e il plutonio prodotto dai reattori autofertilizzanti: dovunque nucleare significa ancora guerra.
Complessivamente il nucleare è bocciato non solo dalla diffidenza delle popolazioni, ma anche dai problemi che ha dovunque e soprattutto dal mercato: le grandi centrali di un tempo possono essere costruite solo in presenza di forti interventi statali che abbattano i costi elevati, interventi sempre meno possibili in regimi concorrenziali: sostanzialmente il nucleare non conviene e impedisce di sperimentare nuove fonti più sicure.
Al mondo poi non esistono ancora depositi di III categoria sotterranei definitivi: come a dire che non è ancora stata trovata una soluzione sicura per le scorie radioattive al mondo, neanche negli Stati Uniti, che hanno attualmente 103 centrali in funzione (su 123 originarie) per un totale di 30.000 tonnellate di barre di combustibile e 380.000 m3 di altri rifiuti di III categoria. Ma, a maggior ragione, come ci si comporta in un paese come il nostro in cui il 50% del territorio è a rischio idrogeologico e quasi altrettanto sottoposto a quelli sismico e vulcanico ? Inoltre c’è il problema più grave, più lungo da risolvere e più costoso, quello della dismissione stessa delle centrali, cioè del decommissioning, la decontaminazione, che può richiedere decenni e costa cifre iperboliche: negli Stati Uniti la centrale di Maine Yankee sarà decontaminata alla cifra di 635 milioni di dollari, quando ce ne sono voluti 230 per costruirla.
Infine, il contributo del nucleare alla lotta contro l’effetto-serra è comunque marginale, vista la scarsa diffusione di questo tipo di energia al mondo. I guadagni sulle emissioni di anidride carbonica ottenuti con il risparmio energetico sono sempre superiori a quelli legati alla produzione di elettricità per via nucleare. E ciò vale ancora di più per quei Paesi che ne hanno poco, perché dovrebbero realizzare investimenti molto più ingenti nel nucleare, piuttosto che nell’efficienza energetica, per ottenere risultati comparabili in termini di riduzioni di gas-serra.

Esistono alternative agli inceneritori per riciclare i rifiuti?

Da più parti ci sentiamo ripetere che la costruzione di nuovi inceneritori è l’unica strada percorribile per "smaltire" la grande quantità di rifiuti che stiamo producendo. Ma una domanda sorge spontanea: ma sarà questa l’unica strada per un futuro veramente sostenibile?

Nel grande dibattito sorto in questo ultimo periodo per la perenne emergenza rifuiti della regione Campania, si sta dando voce a soluzioni alternative agli inceneritori per lo smaltimento e soprattutto a processi per il riciclo dei rifiuti.

Vi presento due di queste alternative:

L’OSSIDODISTRUZIONE: è un processo per riciclare i rifiuti putrescibili. Il prodotto finale del processo è il Biosec, una biomassa secca e combustibile con impatto ambientale nullo. L’intero ciclo del processo di ossidodistruzione ha la durata di 3 ore circa e riesce a smaltire 2 tonnellate di rifiuti l’ora. Inoltre dal Biosec è possibile ottenere con un’altro processo il Polixano espanso un nuovo polimero espanso con buone capacità di isolamento termoacustico, quindi con impiego anche nel settore edile.
Nel sito ARCH.IN.GEO potete vedere un video che presenta nel dettaglio questo interessante processo.

Un’altro processo è THOR (Total house waste recycling - riciclaggio completo dei rifiuti domestici) è una tecnologia ideata e sviluppata interamente in Italia dalla ricerca congiunta pubblica e privata, dal Consiglio Nazionale delle Ricerche insieme alla Società ASSING SpA di Roma. Si basa su un processo di raffinazione meccanica (meccano-raffinazione) dei materiali di scarto, i quali vengono trattati in modo da separare tutte le componenti utili dalle sostanze dannose o inservibili.
Un articolo in ARCH.IN.GEO per saperne di più.

Fotovoltaico: pubblicato il rapporto 2006-2007

Il Gestore dei Servizi Elettrici (GSE Spa) ha pubblicato sul proprio sito internet www.gsel.it il nuovo Rapporto sull’Incentivazione degli impianti fotovoltaici con il sistema del conto energia.
Il documento, redatto dal GSE come indicato dal DM 19 febbraio 2007, illustra i principali risultati ottenuti nel periodo ottobre 2006 - settembre 2007 riportando anche il dettaglio degli impianti ammessi dell’incentivazione.
Il citato decreto ha modificato in maniera sostanziale, migliorandole e semplificandole, le regole individuate con i due precedenti decreti per l’incentivazione degli impianti fotovolatici. In definitiva il meccanismo può essere operativamente suddiviso in due periodi: i cosiddetti “vecchio Conto Energia” (DM 28/07/2005 e 6/02/2006) e “nuovo Conto Energia” (DM 19/02/2007). Il rapporto evidenzia le principali attività svolte dal GSE per l’intero programma di incentivazione, distinte nei due periodi sopra definiti.
In particolare, le attività effettuate in questo secondo anno hanno interessato la valutazione della documentazione relativa agli adempimenti a carico dei titolari degli impianti ammessi all’incentivazione, ai sensi del vecchio Conto Energia, l’esame delle richieste di riconoscimento della tariffa incentivante, ai sensi del nuovo Conto Energia, e la gestione commerciale e amministrativa degli impianti ammessi all’incentivazione.
Al 9 gennaio 2008 hanno comunicato al GSE:
- l’entrata in esercizio, 2.306 impianti relativi al nuovo Conto Energia, per una potenza complessiva di 12 MW;
- l’entrata in esercizio, 4.058 impianti relativi al vecchio Conto Energia, per una potenza complessiva di oltre 51 MW.
Per conoscere dettagli e informazioni su potenza, numerosità e ubicazione geografica degli impianti, è disponibile l’applicazione ATLASOLE - consultabile dal sito del GSE - che riporta i dati aggiornati al primo giorno di ogni mese.

Per ulteriori informazioni:
Gestore dei Servizi Elettrici – GSE
Ufficio Stampa
Tel. +39 06 8011 4866/4614
e-mail ufficiostampa@gsel.it

Fonte: www.gsel.it

In provincia di Macerata nasce lo sportello per il risparmio energetico

Per il risparmio energetico c’è ora uno “sportello” a cui tutti i cittadini della provincia di Macerata possono rivolgersi. Lo sportello sarà attivo dall’8 gennaio prossimo all’interno della Casa Ecologica di Belforte del Chienti.
Esso si pone come obiettivo quello di aiutare i cittadini, le imprese, gli enti locali e le scuole ad orientarsi in materia di risparmio energetico e di qualità dell’ambiente.

“Gli operatori – spiega l’assessore provinciale Carlo Migliorelli – cercheranno di accompagnare i cittadini nella scelta di comportamenti e stili di vita rispettosi dell’ambiente e di fornire supporto nell’attuazione di buone pratiche ambientali nelle azioni della vita quotidiana”. Le attività dello Sportello sono di fornire informazioni sulle tecnologie per il risparmio energetico, sui comportamenti e sui prodotti eco-compatibili, sulle iniziative e sui corsi di formazione in programma, di redazione e diffusione di materiale informativo, di organizzazione delle attività divulgative e di eventi di sensibilizzazione. Il servizio sarà disponibile direttamente presso lo sportello di Belforte del Chienti nei giorni di apertura.
Inoltre sarà possibile chiedere informazioni su tutti i temi legati alla bioedilizia, alle fonti rinnovabili, agli eco-incentivi, al consumo consapevole, alle buone pratiche per risparmiare energia e denaro, telefonando al numero 0733.906372 oppure inviando una mail all’indirizzo info@casaecologica.net. Infine sarà creato uno Sportello virtuale, con le domande più frequenti e le rispettive risposte, sul sito internet www.casaecologica.net.

La “Casa ecologica”, costruita nell’ex mattatoio comunale di Belforte del Chienti, in via Togliatti, è stata inaugurata nel maggio dello scorso anno. La struttura, realizzata con le più moderne tecniche di bioedilizia, è stata adibita a sede del Centro di educazione ambientale e viene utilizzata come struttura ricettiva, formativa ed educativa. La Provincia di Macerata, fra i soggetti istituzionali che hanno sostenuto il progetto (circa 200 mila euro) insieme alla Regione Marche, al Comune di Belforte e alla Comunità montana dei Monti Azzurri e a diverse imprese del territorio, fin dall’inizio ha pensato alla Casa Ecologica come “Laboratorio per il risparmio energetico”. L’impianto fotovoltaico costruito sul tetto, ad esempio, produce tutta l’energia elettrica necessaria alla “casa” e quella in esubero viene venduta all’Enel per autofinanziare le attività del Centro stesso che ora, grazie all’attivazione dello Sportello per il risparmio energetico, intende dialogare sempre più con i cittadini.

Installare pannelli solari

pannelli solari termiciUn collettore solare, detto anche pannello solare, trasforma la radiazione solare in calore e si distingue così dal pannello fotovoltaico che trasforma la luce del sole in corrente elettrica.
Poiché la domanda di calore è pressoché costante durante tutto l’anno e quindi presente anche nel periodo estivo, il riscaldamento dell’acqua domestica è una delle applicazioni più adatte per gli impianti solari termici. L’uso dell’energia solare è possibile anche per il riscaldamento degli ambienti utilizzando impianti combinati per il riscaldamento dell’acqua calda e degli ambienti, anche se l’irraggiamento disponibile durante la stagione di riscaldamento è molto minore che in estate. L’uso di impianti combinati è raccomandato nei casi in cui sono già stati realizzate altre misure per il risparmio energetico (per esempio adeguata coibentazione termica) e si prevede un sistema di riscaldamento a bassa temperatura (pavimento o parete radiante).

Nelle aree meridionali, dove non esistono significativi fenomeni di gelo, per il riscaldamento dell’acqua domestica si possono utilizzare impianti a circolazione naturale.
Questi impianti sono economici e possono essere integrati nel tetto come singola unità. La circolazione tra collettore e serbatoio di accumulo viene determinata dal principio di gravità, senza energia addizionale. Il fluido caldo all’interno del collettore è più leggero del fluido freddo all’interno del serbatoio, tanto che a causa di questa differenza di densità si instaura una circolazione naturale. Il fluido riscaldato cede il suo calore all’acqua contenuta nel serbatoio e ricade nel punto più basso del circuito del collettore. Negli impianti a circolazione naturale il serbatoio si deve trovare quindi in un punto più alto del collettore. Il riscaldamento ausiliario può essere ottenuto con una resistenza elettrica inserita nel serbatoio oppure con una caldaia istantanea a valle del serbatoio.

Gli impianti a circolazione forzata sono adatti quando i collettori hanno dimensioni maggiori e dove ci sono sistemi centralizzati per il riscaldamento. E’ formato da un collettore solare a sé stante, connesso attraverso un circuito con un serbatoio localizzato nell’edificio. All’interno del circuito si trova acqua o un fluido termovettore antigelo. La pompa di circolazione del circuito solare è attivata da un regolatore differenziale di temperatura quando la temperatura all’interno del collettore è superiore alla temperatura di riferimento impostata nel serbatoio di accumulo. Il calore viene quindi trasportato al serbatoio di accumulo e ceduto all’acqua sanitaria mediante uno scambiatore di calore.
Mentre in estate l’impianto solare copre tutto il fabbisogno di energia per il riscaldamento dell’acqua sanitaria, in inverno e nei giorni con scarsa insolazione serve per il preriscaldamento dell’acqua. La parte del serbatoio che contiene l’acqua calda a pronta disposizione, cioè quella da tenere sempre in temperatura, può essere riscaldata da uno scambiatore di calore legato a una caldaia.

Come primo passo va verificata sul posto la fattibilità dell’impianto secondo alcuni criteri:
- Fabbisogno di acqua calda: è il parametro con cui si determina la dimensione dell’impianto solare, cioè la superficie dei collettori ed il volume del serbatoio. L’area del collettore varia tra 0,5 m2
a persona per i climi caldi meridionali e 1 m2 a persona per l’Italia settentrionale, per il solo riscaldamento di acqua sanitaria. Mentre l’area del collettore necessaria per il riscaldamento dell’edificio varia da 1,5 a 3 m²/kW di potenza nominale.
- Orientamento e inclinazione: La massima efficienza si ottiene su una superficie orientata a sud con un angolo di inclinazione di circa 30°. Una superficie con angolo 45° con orientamento a sud-est o a sud-ovest registra una diminuzione inferiore al 5%. L’angolo di inclinazione ottimale dipende tuttavia anche dal tipo di impiego previsto. Per lo sfruttamento dell’energia solare per il riscaldamento degli ambienti può essere vantaggiosa un’inclinazione maggiore di 30°.
- Condizioni dell’edificio: valutare se lo stato del tetto rende possibile l’installazione dei collettori; se il tetto lascia possibilità di accesso ai collettori per una eventuale manutenzione; se le dimensioni di porte e scale permettono il passaggio del serbatoio; se ci sono vincoli della sovrintendenza; ed altre eventuali valutazioni tecnico-impiantistiche da fare sul posto, meglio se con un tecnico competente.

Nella sezione download del sito sono presenti alcuni semplici manuali tecnici, che spiegano nel dettaglio il funzionamento dei vari impianti e delle varie componenti.

Inoltre vi segnalo questo sito come riferimento per il costo dei vari componenti dell’impianto solare termico.

L’eco-ottimista che sta cambiando l’America

<B>L'eco-ottimista che cambia l'America<br>"E' quasi troppo bello per essere vero"</B>Sembra ancora farla da padrone le notizie sulla tragedia ambientale  che incombe e del pessimismo più cupo. Ma se tutto intorno è uno squillare di trombe che annunciano l’apocalisse, c’è invece un’icona dell’ambientalismo americano che in perfetta solitudine va diffondendo ottimismo a piene mani: "C’è ancora molto lavoro da fare, ma stiamo procedendo molto bene. Se guardiamo ai numeri sembra persino troppo bello per essere vero", dice.

Il suo nome è Amory Lovins, 60 anni, massimo teorico del "Capitalismo naturale", fondatore e direttore del Rocky Mountain Institute, un influente centro indipendente di ricerca e consulenza, curriculum sterminato, eletto due volte dal settimanale Time "eroe del Pianeta". Di certo Lovins non parla a vanvera e conosce il mondo della tecnologia, dell’energia e del business come pochi altri. Bill Clinton nel recente convegno sul clima organizzato dalla sua fondazione a Washington, ricordando vecchie campagne antinucleariste condotte insieme, lo ha salutato con queste parole: "Caro Amory, in passato abbiamo perso molte battaglie, ma ora tu stai vincendo la guerra".

Il suo Rmi svolge opera di consulenza per colossi come Wal Mart, General Motors e moltissime altre multinazionali, oltre al Pentagono. Così quando Lovins sostiene che la svolta è già avvenuta, nel settore energetico come in quello dei Tir, lo fa con cognizione di causa. E’ stato lui a convincere Wal Mart, probabilmente la più grande impresa privata del mondo, a trasformare la flotta di quasi settemila camion che rifornisce gli oltre 3600 punti vendita degli Stati Uniti, mettendo in strada entro il 2015 automezzi che consumano la metà di quelli attuali.

Allo stesso modo Lovins è convinto che anche nella produzione energetica la rivoluzione sia già a buon punto. "Un sesto della produzione mondiale di elettricità e un terzo di quella installata nel 2005 - afferma - è derivata dalla microproduzione. Un dato che in pochi capiscono. La cogenerazione e le rinnovabili nel 2005 hanno aggiunto alla produzione mondiale quattro volte la quantità di elettricità immessa e undici volte la capacità di generare elettricità del nucleare, ma i fan dell’atomo continuano a dire che sono cifre piccole, limitate, e che ci vorranno decenni perché siano competitive. La verità è che sono i grandi impianti centralizzati, che siano a carbone, gas, petrolio o nucleare, ad aver perso metà del mercato dell’elettricità perché l’altra metà se la sono presa microproduzione, rinnovabili e risparmio energetico, ma nessuno ci ha fatto caso".

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Supermercati COOP: risparmio energetico ed energia dal sole

CoopÈ di COOP il primo ipermercato che azzera le emissioni di anidride carbonica: così anche la cooperativa di distibuzione COOP da il suo contributo per combattere il cambiamento climatico.
Il consumo annuo di energia elettrica previsto per un ipermercato medio equivale ai consumi di energia elettrica di circa 1300 famiglie. L’energia è necessaria in parte per garantire adeguati livelli di comfort ambientale (illuminazione, riscaldamento o raffrescamento) e in parte per quelli produttivi (refrigerazione degli alimenti deperibili, forni e reparti di lavorazione). Coop, attraverso il Consorzio nazionale Inres, Istituto Nazionale Consulenza Progettazione Ingegneria, che opera nel campo della progettazione dei punti vendita e del loro impatto sul piano dei consumi, si pone l’obiettivo di migliorare sempre più l’efficienza energetica degli edifici e degli impianti, a partire da una progettazione intelligente dei propri punti vendita.
È il caso del centro commerciale “I Malatesta”, inaugurato da Coop nel dicembre 2005 a Rimini in stretta collaborazione con l’assessorato all’ambiente del Comune. È il primo ipercoop che azzera le emissioni di CO2 per riscaldamento e raffrescamento. Una struttura molto particolare che utilizza esclusivamente energia prodotta da fonti rinnovabili ed è contemporaneamente dotata di autonomo impianto fotovoltaico (50 kW) e di un mini generatore eolico da 1 kW.
Il complesso degli interventi attuati consente un abbattimento del 28% sui consumi per condizionamento e riscaldamento di un ipermercato tradizionale, pari a 132 tonnellate di CO2 in un anno, ovvero l’equivalente di 56 tonnellate di petrolio.
Per garantire di raggiungere l’emissione zero Coop acquisterà "titoli di emissione" ed energia da fonte rinnovabile.
L’Ipercoop di Rimini rappresenta una sintesi delle migliori tecnologie a oggi adottate da Coop e anche l’applicazione di nuove tecnologie che, una volta verificate, potranno essere introdotte nelle nuove realizzazioni.

 

Per quanto attiene le soluzioni tecniche, nelle specifiche di costruzione è privilegiata l’adozione di impianti con circuito secondario, nei quali è utilizzata acqua cui viene aggiunto glicole (liquido antigelo) per raggiungere temperature al di sotto dello zero ed essere quindi distribuita nei banchi frigoriferi. Questa  soluzione garantisce un minor uso di gas frigorigeni (che, se dispersi, contribuiscono ad incrementare l’effetto serra) e dà migliori condizioni di manutenzione e stabilità delle temperature. Sono stati sperimentati, per diminuire ulteriormente i consumi di gas refrigeranti, impianti frigoriferi con uso della CO2 quale fluido refrigerante. Sono stati realizzati 9 impianti con tecnologie leggermente diverse tra loro, nel continuo miglioramento delle prestazioni che hanno contribuito a sviluppare nuove tecnologie disponibili anche in Italia.
Il comfort ambientale dei negozi è garantito da sistemi di ventilazione, di riscaldamento e di raffrescamento che incidono per circa il 20% sui nostri consumi di energia. Per tagliare i consumi sono utilizzati sistemi di regolazione automatica delle condizioni dell’aria, ventilatori ad alto rendimento e di coibentare le tubazioni.
Le caldaie alimentate a gas metano utilizzate nei centri commerciali Coop sono caldaie a condensazione che consentono di raggiungere rendimenti superiori al 100% rispetto al potere calorifico inferiore del metano.
Complessivamente sono state adottate in 68 punti vendita realizzati dal 2001 al 2005. Dove sono disponibili, abbiamo collegato i nostri ipermercati alle reti cittadine di teleriscaldamento. Attualmente sono 10 i punti vendita Coop riscaldati in questo modo.

per ulteriori informazioni: www.e-coop.it